TEAM BUILDING AZIENDALE: GLI ERRORI FATALI DA NON COMMETTERE

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TEAM BUILDING AZIENDALE: GLI ERRORI FATALI DA NON COMMETTERE

Team building: una serie di attività e metodologie specifiche sviluppate per migliorare la capacità delle persone di lavorare in gruppo e, di conseguenza, migliorare i risultati del team. Fin qui, tutto chiaro. Ma allora perché a volte sembra così difficile?

Ecco i 3 errori da non fare nel costruire un team non soltanto efficiente, ma nel quale le persone si sentano coinvolte e stimolate.

1. NON TENER CONTO DEGLI OBIETTIVI

È ormai chiaro che in azienda il lavoro di squadra sia una delle priorità al fine di raggiungere obiettivi aziendali importanti. Per questo i manager cercano di creare atmosfere sempre più collaborative attraverso il team building. Ma se pensate che le attività da poter svolgere siano tutte uguali, siete sulla strada sbagliata. Fondamentale è capire quali sono gli scopi per cui organizzare tali attività, fissare degli obiettivi precisi. A seconda dei traguardi che vorrete raggiungere, potrete scegliere tra diverse tipologie di team building.Eccone alcune.

Motivazionali. Partecipanti: da 30 a 300 persone con una durata media di 2-3 ore. Obiettivo: motivare i dipendenti trasmettendo messaggi specifici legati alla Vision e alla Mission aziendale. Esempi di attività: brevi conferenze o meeting.

Aggregativi e ludici. Partecipanti: dai 20 ai 200 con una durata media di qualche ora. Obiettivo: spingere le persone a stringere relazioni, ad accorciare le distanze interpersonali. Esempi di attività: cene aziendali, team cooking, giochi di gruppo.

Outdoor team building. Partecipanti: dai 10 ai 100 partecipanti con una durata media di una giornata. Obiettivo: facilitare la comunicazione tra le persone e sono utili per lavorare su concetti come performance, obiettivi e ruoli. Esempi di attività: sport all’aperto e attività di orienteering.

2. MOLTA TEORIA E POCA PRATICA
Non fate l’errore di pensare che “team building” voglia dire soltanto formazione. È sicuramente utile che i partecipanti abbiano conoscenza dei principali concetti teorici legati alla collaborazione, ai flussi di comunicazione e al lavoro di squadra, ma non dimenticate che più importante è l’esperienza personale.Il team non si può raccontare, bisogna viverlo insieme agli altri. Organizzate quindi attività pratiche in cui le persone si possano confrontare le une con le altre, esercizi in cui ognuno può esprimere se stesso anche a livello emozionale. Più le persone si sentiranno coinvolte, più la possibilità di apprendimento aumenterà.

3. AFFIDARSI A IMPROVVISATI
Molto diffuso è il pensiero che per organizzare attività di team building non siano necessarie particolari competenze. Errore! Un professionista del settore team building è in grado di comprendere gli obiettivi aziendali e progettare “esperienze” specifiche adatte a raggiungerli. Si tratta di competenze in primo luogo progettuali, di gestione e trasferimento delle conoscenze nelle modalità adeguate alle esigenze dell’azienda. A non affidatevi a chi improvvisa.

Kurt Lewin, psicologo sociale della prima metà del ‘900, diceva che “il gruppo è più della somma delle singole parti”. È vero! Il gruppo è un insieme di persone che condividono risorse, idee, talenti, emozioni. Un team ha sempre a che fare con ciò che le persone provano, per questo è fondamentale creare un ambiente collaborativo e piacevole in cui relazionarsi con gli altri.